Febbre nei bambini: come affrontarla e quando preoccuparsi

Febbre nei bambini: come affrontarla e quando preoccuparsi

In Italia e soprattutto fra le mamme è molto diffusa la paura della febbre. Bisogna veramente avere paura della febbre o no?

Fin dei tempi di Ippocrate la febbre era vista come una reazione difensiva quindi utile al nostro organismo poi a metà del XIX secolo, con gli esperimenti di Claude Bernard (n.d.r. fisiologo francese considerato il fondatore della medicina sperimentale), il rapporto con la febbre cambiò. Da allora si è insinuato il dubbio che la febbre potesse essere pericolosa e mortale, e che quindi fosse utile in alcuni casi un trattamento farmacologico, a volte perfino anticipato.
Con il passare del tempo questo dubbio è diventato fra i genitori quasi una certezza tanto che oggi la febbre certamente è uno dei motivi principali che fanno correre in farmacia o dal pediatra e a volte si ricorre anche al pronto soccorso pediatrico.

La febbre nasce dalla testa! Sarà per questo che le nostre mamme ci misurano la temperatura sulla fronte?
No, ma sappiamo che l’innalzamento della temperatura corporea viene dettata dal nostro cervello o meglio in una parte del cervello chiamata ipotalamo. Questo è un vero e proprio termostato del nostro corpo e fissa la temperatura come normale attorno ai 37 gradi.

E cosa dice al nostro termostato di cambiare la temperatura del nostro corpo? La febbre si verifica per un complesso meccanismo, che coinvolge vari sistemi fra i quali anche quello del sistema immunitario.
Quando il nostro sistema di difesa, o meglio i nostri globuli bianchi, vengono stimolati c’è una liberazione di alcune sostanze chiamate interleuchine. Queste sono praticamente come i nostri messaggi di WhatsApp, viaggiano velocissimi e comunicano al nostro ipotalamo che deve aumentare la temperatura tramite una sostanza chiamata prostaglandina. Le prostaglandine sono le molecole dell’infiammazione e infiammazione vuol dire anche caldo.

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Definire esattamente la temperatura alla quale possiamo affermare: “ ha febbre” è difficile perché la temperatura corporea non ha un vero e proprio valore ma un range di normalità, peraltro variabile, in funzione di una molteplicità di fattori. Nella pratica si può parlare di febbre se la temperatura corporea supera i 37,2 se misurata a livello ascellare oltre 37,6 /38 se misurata a livello rettale.

Non dobbiamo però dimenticare che la febbre è una risposta fisiologica regolata dal nostro termostato. E per tale motivo solo raramente supera la temperatura di 41 gradi centigradi. Infatti la febbre moderata ovvero al di sotto dei 39° favorisce molte risposte immunologiche e non esiste quindi un motivo urgente che impone il trattamento in tutti gli stati febbrili.

I genitori spesso interpretano la febbre come la malattia e non come un sintomo della malattia. Questo lo noto spesso al banco dove mi vengono comunicati perfettamente anche i decimi di grado della febbre a ogni minuto della vita del pargolo ma magari non mi viene comunicato se il bambino tossisce, se ha rash cutaneo, se ha catarro e di che colore in maniera che io possa eventualmente identificare quella che può essere una “Red flag” ovvero un indice nel quale è importante ricorrere anche velocemente, se servisse, al pediatra e non al farmacista.

Molta paura fanno anche le convulsioni febbrili e tante mamme pensano che sia giusto assumere farmaci prima per prevenire le recidive. Ma di fatto sappiamo che i farmaci antipiretici non sembrano avere un ruolo nel prevenire queste situazioni. Infatti le convulsioni febbrili non nascono da una febbre alta battente ma da una variazione repentina della temperatura corporea e non esiste un farmaco che sia in grado di gestire questo cambiamento di temperatura dettata dall’ipotalamo.

QUANDO PUO’ ESSERE PERICOLOSA

Esistono delle situazioni nelle quali il sintomo febbre è indubbiamente non da sottovalutare, ad esempio nei neonati sotto i tre mesi.
Oppure con la febbre superiore ai 41 (ipertermia), con febbre con petecchie o con eruzioni emorragiche, febbre con cefalea e vomito, febbre con disturbi: non fare la pipì, nella febbre con dolore o se la febbre dura più di 3 giorni.  E’ evidente che in questi casi limite va contattato al più presto il pediatra.

quale termometro usare

COME MISURARLA

Se è vero che non esiste un vero e proprio numero per definire febbre bassa o alta è evidente che anche se abbiamo un termometro perfetto la temperatura di risposta di un individuo rispetto a un altro é differente.
I metodi per misurare la febbre sono vari e vanno dal termometro al gallio al termometro a infrarossi, al termometro elettronico, alle strisce reattive che si attaccano direttamente. Il termometro al gallio è preciso e affidabile, ha un basso costo ma è di difficile utilizzo in quanto i tempi di misurazione sono lunghi. (se lo utilizzate ricordatevi di agitarlo subito per ridurre l’indice della temperatura, se il gallio si raffredda all’interno del capillare del termometro abbassarlo poi sarà difficile).
Dalla mia esperienza solitamente il termometro a infrarossi auricolare piuttosto che quello frontale è quello più gradito ai genitori ma la precisione alle volte può essere non elevata. Si possono in questi casi utilizzare dei metodi di misurazione per cercare di ridurre al massimo gli errori, come ad esempio misurare 3 volte e fare la media.

I FARMACI ANTIPIRETICI

La fanno da padrone il paracetamolo e l’ibuprofene con opportune differenze e attenzioni.
La dose consigliata di paracetamolo è di 10-15 mg/ kg e la dose va data ogni 4/ 6 ore non superando la dose di 60 mg/kg giorno nel bambino. Le dosi al di sopra dei 90 mg/kg al giorno sono in grado di determinare un danno epatico, danno indubbiamente peggiore della febbre a 38°. La via di somministrazione da preferire è quella orale ovvero gocce e sciroppi fanno sempre al caso nostro mentre la via rettale va riservata solo in particolari situazioni.
L’altro farmaco antipiretico di maggior utilizzo è l’Ibuprofene. Di questo la dose consigliata e di 7,5/15 mg per chilo al giorno suddiviso in 3 somministrazioni e può essere considerata una valida alternativa al paracetamolo. Ma va fatta una scelta! Non vi è alcuna indicazione nell’ alternare o associare paracetamolo e ibuprofene. Inoltre l’ibuprofene può essere dato nel bambino che pesa più di 6 kg e più di 3 mesi a meno che non ci sia un’altra indicazione da parte del pediatra. Va tenuto conto che l’ibuprofene è un po’ gastrolesivo e quindi in caso di gastroenteriti non è la prima scelta, inoltre pesa leggermente di più sull’apparato renale. Estremamente sconsigliato invece è l’acido acetilsalicilico che potrebbe scatenare la sindrome di Reye, 40 anni fa avevamo solo quello e veniva utilizzato, fortunatamente ora abbiamo di meglio….. E mi raccomando… il cortisone e gli antibiotici non sono farmaci per la febbre e devono essere somministrati solo su indicazione del medico.

L’approccio fitoterapico alla febbre in età pediatrica è complesso in quanto non c’è una letteratura in merito. C’è qualche riferimento ad esempio l’utilizzo di Achillea ma personalmente lo sconsiglio in quanto contiene l’acido salicilico (vedi sindrome di Reye). Nei tempi vi era un utilizzo di Sambuco fiori in taglio tisana in quanto la pianta ha una funzionalità di aumentare leggermente la temperatura e far sudare, facendoci perdere temperatura ma l’utilizzo in pediatria non è indicato in quanto i bambini si possono disidratare con estrema facilità.
Ci sono invece parecchie piante che possono essere a supporto di quello che spesso accompagna la febbre quali ad esempio fenomeni gastrointestinali, e qua la vince facile la tisana di Camomilla a fiori interi, oppure fenomeni relativi alle alte vie respiratorie con una quantità di piante tutte da scoprire ma, come già scritto, in ambito pediatrico non esiste un riferimento certo a delle piante utilizzabili per abbassare la febbre. In chiave omeopatica invece si può ricorrere ad Aconitun 9CH oppure belladonna 9CH. Per i metodi di assunzione si rimanda al proprio farmacista o al proprio omeopata.
Ma la cosa più giusta da fare a un bambino che ha la febbre e cercare direi di idratarlo e riempirlo di coccole ovviamente! E cosa c’è di più naturale che bere e farsi coccolare? quindi fagli bere molta acqua! Utile in tal senso appunto per l’ennesima volta sono le tisane a base di camomilla o finocchio e anche il brodo di pollo che oltre a reidratare il bambino lo aiuterà anche ad aumentare leggermente le proprie difese immunitarie per la presenza della carnosina contenuta proprio nel brodo di pollo.

COSA NON FARE

È vero anche che si sono comunque delle cose da non fare come forzarlo a mangiare, coprirlo eccessivamente, misurargli continuamente la febbre o svegliarlo mentre dorme, tentare di abbassare la febbre in fretta e ad ogni costo ad esempio con bagni e spugnature freddi con borse del ghiaccio con frizione della cute con alcool oppure anche aumentare la temperatura ambientale…e qua va sfatato iln mito che i bambini non possono uscire: con la febbre se opportunamente protetti lo possono fare.
Speriamo che i suggerimenti che abbiamo dato fino adesso servano per ridurre la paura della febbre nei genitori. La febbre del resto è uno dei sintomi più frequenti nei bambini e, insieme al moccolo solitamente si verifica mediamente tre quattro volte all’anno specialmente dei primi anni di vita.

Questo articolo è stato scritto per il nostro blog da:

dr. lorenzo miolli-tinyDr. Lorenzo Miolli Farmacista – esperto in fitoterapia 
Potete trovare Il dr. Lorenzo Miolli ed i suoi preziosi consigli presso la farmacia San Gallo a Moggio Udinese in Via della Chiesa, 13,  su Facebook con tante notizie e consigli utili e sul sito web Farmacia San Gallo. Inoltre, presso la farmacia, potete trovare varie figure di interesse per le Mamme e la famiglia tra le quali Ostetrica, Psicologa dell’età evolutiva, Nutrizionista, psicomotricista, Igienista dentale, Fisioterapista, Logopedista che convogliano tutte nel Cerchio delle Mamme, con incontri e servizi dedicati alle donne, mamme e future mamme.

 

 
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Dettagli Dott. Lorenzo Miolli

Nasce a Trieste nel '71 ma approda a Moggio Udinese a 6 anni, dove da sempre ha visto utilizzare le piante per la cura dei piccoli malanni. Si laurea in Farmacia e si specializza in fitoterapia. Appassionato da sempre di Natura e Medicina integrata segue studi anche con l'Università del Kent e spera che prima o poi si possano vedere le piante come contenitori di pillole che devono essere annaffiate con cura. Al momento è direttore della Farmacia San Gallo di Moggio Udinese, azienda riconosciuta con il marchio di qualità del Parco delle Prealpi Giulie.